Tim (e Jeff)

Tim Buckley

Ieri ho guardato il film di Daniel Algrant “Greetings from Tim Buckley”, imperniato sulla prima esibizione pubblica di Jeff Buckley alla St. Ann’s Church di Brooklyn ove egli eseguì, tra lo sbigottimento generale, alcune canzoni del padre defunto diversi anni prima. Tolto che ho trovato il film molto piacevole, pur con diversi momenti discutibili (specie il modo in cui è stata tratteggiata la figura del Buckley giovane, a tratti un poco caricaturale), questi è stata l’occasione per riascoltare tutta un serie di capolavori di Tim che fungevano da colonna sonora. Anche se è è Jeff il protagonista è infatti sullo spinoso rapporto col padre che è incentrata la pellicola. I fatti narrati fanno presagire la brillante (e sfortunata) carriera del giovane ma guardano spesso indietro agli anni in cui il diciannovenne Tim girava l’America con chitarra e amante a carico incurante di moglie e infante da pochissimo partorito e mai considerato. Questo abbandono Jeff se lo porterà dietro per tutti gli anni della sua breve esistenza e, per quanto ne sappiamo, il conflitto non fu mai totalmente risolto. Quello che a noi in fondo però interessa sono le canzoni; vere lame affilate che sprofondano nell’animo dell’ascoltatore facendolo sanguinare di sublime melanconia. “Song to the siren”, “Once I was”, “Plesant street”, “Morning glory”, “Carnival song”, “Phantasmagoria in two” e molte altre in un tripudio di abbacinante bellezza.

jeff Buckley

Ricordo che da bambino non fui mai chiamato col mio nome da mio fratello maggiore, egli era solito chiamarmi “Tim”, proprio in onore di Buckley. Il perché non l’ho mai capito (e forse nemmeno mio fratello) ma quel nome e quelle note da tempo risuonano forti nel tempo della mia esistenza. Tim Buckley è una voce che mi chiama dalle profondità dell’inconscio e mi ricorda tutta la gioia e il dolore del vivere. La musica di Tim è distante da ciò che solitamente compongo ma allo stesso tempo è vicinissima, non stilisticamente ma per il messaggio che porta in se. Quello della ricerca di una lucina di bellezza in un mondo sempre più spesso avvolto dalle tenebre. Quella lucina ne Tim ne Jeff l’hanno potuta raggiungere e godere, ma la loro arte illuminerà sempre chi non si è ancora stancato di cercarla.

Greetings From Tim Buckley

(Tutto questo per dire che mi sta venendo voglia di organizzare [non come musicista bensì a livello di direzione artistica] un concerto a ricordo dei due Buckley. Chi ha idee o suggerimenti può farsi avanti :))

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Tu chiamale se vuoi…emozioni

renaissance scheherazade

Mentre facevo la mia corsa semi-quotidiana stamattina ascoltavo la suite di “Song of Scheherazade” dei Reanaissance e ancora mi scoprivo commosso come se la sentissi per la prima volta. Che potere pazzesco hanno certe melodie, arrivano dal nulla e scuotono chi ascolta fino a provocare un vero terremoto interno. Io sono uno che ascoltando la musica si emoziona, piange. A me la musica può cambiare l’umore, la giornata, la vita… Non a caso faccio quello che faccio. Ma l’emozione non deve essere troppo diretta altrimenti rischia di toccarmi solo superficialmente e poi volare via veloce come era arrivata. Se ascolto una canzone d’amore l’argomento non deve essere spiattellato in maniera troppo evidente e banale, altrimenti perdo il gusto. A me l’amore piace scoprirlo tra le pieghe del suono, in una sequenza di note, in un accordo, anche nelle parole ma le parole del devono essere poesia, non una sdolcinata dichiarazione buttata lì. L’emozione va conquistata, non può essere una semplice leccata di culo all’ascoltare. Tutta l’arte che nella vita ho apprezzato è stata di difficile apprendimento, qualcosa che grazie all’impegno e alla voglia di penetrarla mi ha spalancato universi. Vedi i film di Andrej Tarkowskij, lenti come pachidermi, apparentemente senza trama (alcuni), complicati… però li ho visti una volta, due, dieci, con la precisa e caparbia volontà di capirli, di entrare in essi… ed ecco che improvvisamente arriva la folgorazione e da quel momento in poi la vita non è più la stessa. Ma non perché ho capito un film ma perché sono entrato in armonia con la visione del suo autore che mi ha rivelato qualcosa di importante e vitale. E’ come se fossi riuscito a esistere in maniera più consapevole e si fossero aperte le porte della percezione. Anche lo stesso prog, all’inizio facevo fatica a comprenderlo ma una volta schiuso il suo segreto quante cose ho imparato della ascoltando quelle note. C’è un momento in “Song of Scheherazade” intitolato “The young prince and princess”, una roba da mille e una notte che solitamente non mi farebbe impazzire; ma che melodia, che voce, che parole magnificamente poetiche. Che voglia di emozionarmi, ancora, sempre di più. Mentre intorno a me tutto si fa sempre più arido, cerco di costruire isole di bellezza, mi tuffo nel loro mare e riemergo come una persone nuova.

(Oggi, mi sento particolarmente nervoso, intrattabile, facile alla commozione. Se è vero che nella notte dei tempi l’uomo e la donna erano uniti in un solo essere è probabilmente questo il motivo per cui almeno una volta al mese mi ritrovo in queste condizioni. :))

Z-Pop

ZBand 2015 (Photo by Maurizio Raso)

Domani prima prova della ZBand dopo molti mesi per preparare il concerto del 28 marzo e il tour che seguirà. Sono molto contento di ritrovare Giovanni, Martin, Paolo “Paolo” e il nuovo arrivato Simone, con loro è sempre un bel suonare. E’ la mia band, i cui componenti sono stati scelti uno per uno e ognuno di loro è splendido nel destreggiarsi col proprio strumento. ZBand però non è un vero e proprio gruppo perché si suona solo musica composta da me, sono io che decido i pezzi da fare, organizzo le date, le prove e tutto quello che gira attorno. Stare in una band per me è sempre fonte di conflitti; da una parte amo suonare con persone che stimo (non solo a livello musicale ma anche, e soprattutto, amichevole) dall’altra, al contrario di quello che molti pensano, non ho mai avuto il polso per fare il leader al 100%. Certo, spesso ho gestito il lato organizzativo ma non sono mai stato uno che ha detto “si fa come dico io o fuori”. Se si forma una band tutti dovrebbero avere voce in capitolo, non c’è un capo e se c’è non è più una band. Mi piace molto l’idea “comunista” di gruppo ove tutti sono responsabili di tutto in parti uguali. Purtroppo situazioni del genere non me ne sono quasi mai capitate (salvo forse i Finisterre ai loro esordi). Alla fine succede sempre che c’è chi fa di più, chi fa di meno, chi se ne frega e chi fa casini. Io quando vedo cose del genere tendo a diventare dittatoriale, ma un po’ a modo mio. Ovvero non mangio nessuno ma cerco di riportare tutto all’ordine e tappare le falle. Però quando ci provo spesso altri si risentono perché voglio fare troppo senza ascoltare suggerimenti. Da questo circolo vizioso ne deriva impasse creativo e organizzativo. Per questo ho molta paura a essere parte di una band e per questo ZBand è il posto migliore per suonare con grandi musicisti che però si lasciano guidare senza problemi di egocentrismi o identità.

popmusic

Stamattina un’idea che da tempo ho in mente ricomincia a girarmi in testa, mi piacerebbe formare un team di compositori di canzoni pop. Nel frattempo il 23 gennaio uscirà un singolo di cui sono autore, interpretato dell’attore-cantante-ballerino Matt Cirigliano. Genere: dance! Spiazzante? Per me tutt’altro. Mi piace rischiare e più mi metto in gioco affrontando cose distanti da ciò che faccio solitamente più sono soddisfatto. Negli anni molta musica da me composta è finita in sigle, pubblicità e sonorizzazioni varie ma ancora non ho avuto il piacere di realizzare un mio vecchio sogno, realizzare una canzone pop di successo. Vi sembra strano? Vi spiego l’arcano copiando una breve capitolo tratto dal mio libro “Ma che musica suoni?”: “Ho un sogno nel cassetto. Sono felice della strada intrapresa nell’ambito della musica progressive perché è quella che più di tutte mi rappresenta e mi svela per quello che sono. Nonostante ciò il mio desiderio intimo e perverso sarebbe quello di diventare anche autore di canzoni pop per cantanti pop. Un lavoro nell’ombra che mi permetterebbe di tirare fuori quella che è una certa mia tendenza a scrivere melodie forti che necessitano dell’interpretazione di voci potenti. Oltre a ciò ci sarebbe la sfida della ricerca della melodia perfetta per toccare i cuori di molti, non solo dei seguaci di un certo genere. Credo che ogni musicista in cuor suo aneli (e chi dice che non è vero mente) a comunicare a più persone possibili il suo messaggio. Per me quello sarebbe il modo. Non mi aspetto che tutti capiscano il prog ma mi aspetto che tutti possano capire una bella melodia interpretata da una bella voce. E siccome nel prog questo aspetto è a volte messo un po’ in secondo piano, o quantomeno deve in qualche modo scontrarsi con l’irruenza strumentale delle composizioni, credo che solo con un buon pezzo pop la mia ricerca melodica potrebbe trovare il suo compimento. Chiaramente un pop inteso alla mia maniera; non troppo facilotto però pur sempre comunicativo. Sono anni che provo a inviare in giro materiale del genere ma ancora nulla è andato seriamente in porto. Però quando posso ci provo ancora, ho alcune cose nel cassetto che reputo adatte, se interpretate dalla voce giusta, e quindi chissenefrega, se capita continuo a propinarle, chissà che prima o poi…”

Un altro obbiettivo per l’anno in corso: scrivere una colonna sonora!

Di Finisterre e paranoie

Finisterre 2015

Lo scorso 9 gennaio i Finisterre si sono ricostituiti per l’ennesima volta (la terza? la quarta? ho perso il conto). Come diceva il buon Baglioni “Ho girato e rigirato…” e dopo esattamente vent’anni torno (anzi, torniamo) al punto di partenza, a casa. Perché i Finisterre sono la nostra casa. Possiamo fare miriadi di cose, essere solisti, metter su progetti, suonare con chiunque, ma alla fine è lì che si torna. Ed è lì che scatta qualcosa di unico. Questo è quello che ho pensato l’altra sera mentre suonavo canzoni che pensavo di non ricordare (infatti mi ero preparato lo strategico foglietto con gli accordi) mentre invece le mani si muovevano da sole, come se oramai nel mio DNA quelle note fossero marchiate a fuoco. I Finisterre negli ultimi quattordici anni sono stati una creatura totalmente incostante e spesso stressante, con un solo disco realizzato, avvicendamenti batteristici (il ruolo meno stabile da quando il gruppo esiste), scelte discografiche sbagliate e momenti in cui ho pensato che non ci sarebbe stato futuro per questa band. Ma ora, che ho visto riannodarsi un filo che si era strappato troppo dolorosamente quattordici anni anni fa, ho capito che i Finisterre sono di nuovo un organismo con i componenti giusti al momento giusto. Per questo penso sia tempo di ricominciare seriamente. Con calma, senza fretta e stress, con tutti i nostri lavori musicali (e non) paralleli che continueremo a gestire. Ma si deve ricominciare.

Zuffanti @ La Claque

Nel frattempo sto organizzando con entusiasmo il concerto per i miei vent’anni di musica previsto per il prossimo 28 Marzo. Ieri però un caro amico mi ha mandato questo messaggio: “Ma non starai un po’ troppo auto-celebrandoti? Sarà che ho vissuto da vicino la tamarrata di xxxx (musicista che ha recentemente festeggiato la sua carriera musicale. n.d.fabio) e mi ha fatto comprendere che queste cose sono frutto dello stesso male di apparire che affligge la nostra epoca recentissima. Risultato: tristezza nel vedere oramai degli amici in parte invecchiati che si auto celebrano come divi.” E’ stato come se mi fosse caduta una tegola in testa. Ho pensato, “Oddio, ma è questo che la gente penserà di me e di questo concerto?” Che fare quindi? Scrivere un comunicato stampa che spieghi le mie motivazioni? Ancora peggio. Lasciar perdere? Non ci penso nemmeno! Niente, non c’è soluzione se non affidarmi all’intelligenza di chi mi segue perché capiscano che la festa che ho in mente è appunto…una festa. Non è assolutamente intesa come celebrazione della mia persona ma solo come modo per fare qualcosa di bello che possa coinvolgere tanti amici, per una volta tutti assieme nello stesso palco a suonare. E poi, dopo anni di sacrifici, è anche un po’ un modo per dire “Io sono qui, ho fatto questo, mi fa piacere condividerlo con voi  e – cavolo! – ne sono fiero!”. Comunque questi sono solo discorsi e paranoie inutili, è la musica che conta ed è la musica che deve vincere. Se la musica che suoneremo saprà emozionare chi ascolta avremo vinto.

Quest’anno ho fatto un fioretto, ogni giorno devo gettare un seme, devo organizzare qualcosa, devo tessere un contatto, devo costruire qualcosa. Ogni giorno.