Musica Di Merda!

Musica di merda

Sto dedicandomi con curiosità al libro di Carl Wilson “Musica di merda” (il titolo inglese è in realtà meno brutale, “Let’s Talk About Love: Why Other People Have Such Bad Taste”) e lo sto trovando una lettura illuminante. Il volume in questione si occupa di analizzare perché spesso pensiamo che i nostri gusti siano migliori di quelli di altri e perché tali convinzioni a volte meriterebbero di essere messe un poco in discussione. Per far questo l’autore si sofferma su un disco di Céline Dion, popstar da lui fortemente odiata che pian piano, lungo le pagine, viene maggiormente compresa nel suo messaggio grazie a un profondo studio psicologico che l’autore mette in atto su se stesso, a raffronti con opere sociologiche riguardanti i gusti artistici delle persone, a studi sulla popolarità della cantante canadese, interviste a suoi fan sfegatati e molto altro. Alla fine Wilson non muta il suo parere iniziale ma affronta comunque la recensione di uno dei più famosi album della Dion con cuore e mente aperti, senza farsi accecare dai pregiudizi.

Céline Dion

Una lettura divertente e molto profonda, perfetta per chi ama la musica e non gli atteggiamenti che da questa spesso derivano (uno su tutti – il più temibile – l’adorazione del cool). Non perché si debbano mutare a tutti i costi i propri gusti ma per capire che ciò che piace o non piace a noi non è detto debba piacere o non piacere ad altri. Discorso banale ma tutt’altro che di facile attuazione. Spesso siamo portati infatti a pensare che ciò che noi amiamo sia il top e chi non ama con lo stesso fervore è uno che non ha capito nulla, un povero ignorante. Io stesso a volte sono così, e arrivare alla consapevolezza a cui è arrivato Wilson è un bel viaggio che richiede impegno, capacità di mettersi in discussione e voglia di confrontarsi con cose diverse, magari odiate profondamente ma che vale la pena di capire perché aprirsi a cose diverse vuole dire aprire qualcosa in più in noi stessi. Poi potremo tornare ai nostri gusti ma sarà tutt’altra cosa farlo con mente aperta invece di rimanere arroccati nelle torri d’avorio come se avessimo paura di perdere chissà quale parte di noi.

Mr. Creosote

Leggendo mi è tornata in mente la mia lettera di esattamente quattro anni orsono dedicata alla cosiddetta “casta musicale” (la si può ancora trovare qui). Cosa è mutato in quattro anni rispetto a quell’ingenua ma appassionata filippica? Probabilmente nulla. In me invece sono cambiate molte cose. Non credo di avere perso la voglia di lottare perché anche altre musiche possano giungere all’attenzione di un pubblico più vasto ma credo che mai più potrei scrivere che esiste una casta e cose del genere. In realtà ciò che esiste sono case discografiche con più soldi di altre che hanno la capacità lanciare i propri artisti con mezzi più potenti. Null’altro. Ed esistono i gusti delle persone. Dobbiamo farcene una ragione ma Céline Dion arriva a centinaia di migliaia di ascoltatori perché parla al cuore di molti, non è cosa per pochi eletti. E visto che tantissima gente si rispecchia nel suo messaggio è giusto che lei sia dov’è. Certo, nei miei sogni malati penso sarebbe fantastico che tutti potessero entrare in sintonia con una suite da venti minuti incentrata sul simposio di Platone ma questa non è la realtà di questo momento storico. Lo è stata negli anni Settanta e forse un giorno lo sarà di nuovo, ma non ora. E bisogna farsene una ragione. Quindi cosa resta da fare a noi musicisti e ascoltatori “strani”? Sicuramente continuare a esprimerci e ascoltare ciò che riteniamo più consono ma allo stesso tempo guardare anche un po’ al di la del nostro naso, magari leggendo un libro come “Musica di merda” per imparare che il nostro orticello non è quello benedetto dagli dei e che tanti orticelli vicini a noi meritano di essere curati perché possano crescere rigogliosi e un giorno si uniscano in un grande giardino lussureggiante.

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