Storia notturna #31

Il secondo estratto dal volume “Storie notturne”, che sarà pubblicato nei prossimi giorni da Ensemble Edizioni. “Storie notturne” rappresenta l’esordio di Fabio Zuffanti nel mondo della narrativa.
Per altre info: http://www.edizioniensemble.it/prodotto/storie-notturne/

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Un’immensa stazione abbandonata. Binari divelti. Erbacce. Muri che cadono a pezzi. Stanze sventrate. Mattoni sparsi per terra. Una cisterna vuota. Vagoni senza ruote adagiati sul terreno. Strade spaccate. Spazzatura. Cocci di vetro. Il mondo intero, devastato fino a perdita d’occhio. Ti ricordi quando nevicava? Andavamo spesso a camminare in quei luoghi sotto una coltre lattiginosa e abbagliante. Ci piaceva da impazzire vagare tra il decadimento e la desolazione. Trovarci tra quegli ammassi di macerie risvegliava qualcosa in noi. Esploravamo l’interno della stazione, le sale d’aspetto con le panche di legno ove gli uccelli avevano costruito i loro nidi, le stanze di comando dei treni con i macchinari fatti a pezzi. Salivamo sulle carrozze, sedevamo sulle poltroncine a brandelli, correvamo e gridavamo, liberi di tirare fuori tutta la nostra voglia di esser vivi tra i morti. Più ci addentravamo nella devastazione più cresceva in noi la vita, aumentavano la passione e la voglia di possederci. Ci spostavamo in un largo complesso edilizio, nella città secca di lacrime. Dentro i palazzi, tra gli appartamenti colmi di detriti, coi letti arrugginiti, i materassi sfondati e pulciosi. In quei luoghi cedevamo finalmente al desiderio. Facevamo l’amore impacciati dagli abiti pesanti, con una foga animalesca, ebbri l’uno dell’altra, in preda a una perdita di sé feroce e ipnotica. Seminavamo la voluttà in quegli antri di estinzione, tra le rovine del mondo. Fuori la neve continuava a cadere, ricoprendo ogni cosa di un bianco perlaceo che sembrava far brillare il paesaggio dilaniato. Uscivamo per le strade dall’asfalto crepato e ci rincorrevamo felici. Tu ti fermavi e alzavi il viso, facevi cadere i fiocchi nella bocca abbeverandoti di essi. Il cielo e la terra non si distingue- vano, erano un manto uniforme, senza confini.

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