Dell’ascolto

139-pierre-auguste-renoir-confidenze
Pierre-Auguste Renoir – Due donne in conversazione (Confidenze; Le due inseparabili), 1878
Ultimamente quando sono per strada e scorgo due persone che parlano mi soffermo a studiare il viso, l’atteggiamento e le movenze di colui/lei che ascolta. E mi piace farlo anche mentre guardo un film, osservo un attore mentre ascolta il suo interlocutore. A volte è difficile non farsi prendere dall’abitudine di puntare il proprio interesse sul protagonista della scena, colui che muove la bocca, ma se si riesce a sfuggire a questa abitudine e ci si concentra sul partner si aprono interi universi. Fateci caso.
Al netto delle mie osservazioni dirò che ci sono due tipi di ascoltatore: quello che dimostra un reale interesse, e quindi tace e si abbevera di ciò che gli sta essendo comunicato, e quello che palesemente non sta assorbendo una parola e sta solo aspettando con ansia il momento di dire la sua.
Ascoltare è un’arte difficile e sempre più rara ai nostri giorni, la smania di volere a tutti i costi dire, dire e ancora dire, senza curarsi di chi ascolta, sta raggiungendo livelli di guardia. E’ quindi inconsueto trovare degli ascoltatori attenti e motivati. Ma quali sono le qualità di un’ascoltatore professionista? Anzitutto una vivida curiosità per l’intero scibile umano. Ciò gli permetterà di interessarsi anche alla più minuscola facezia facendola divenire humus fertile per la propria conoscenza e stimolo per domande. Le domande sono il fattore che differenzia un ascoltatore distratto, o semplicemente gentile, da un ascoltatore serio. Le domande che l’ascoltatore serio propone potranno essere le più svariate atte a sviscerare e approfondire l’argomento di cui si sta discutendo. Tali domande faranno inoltre sentire importante colui che parla, interessante in ciò che ha da dire. Attenzione però! In un mondo ideale a questo punto dovrebbe scattare un gioco di ruoli che si ribaltano elasticamente; l’ascoltatore si interessa e fa domande, il parlatore risponde e dopo poco cerca di scoprire anche il punto di vista dell’ascoltatore. Messo in moto questo meccanismo sarà tutto un dare e avere e non ci saranno più differenze tra chi parla e chi ascolta.
La realtà purtroppo prevede che i ruoli siano sempre statici e immutabili. Chi parla troppo continuerà a farlo senza curarsi di avere esondato gli argini, chi è portato per l’ascolto farà il suo mestiere rammaricandosi di non sentirsi invitato (e quindi motivato) a intervenire. C’è anche una terza via: quella dall’ascoltatore che a un certo punto si infuria e irrompe violentemente nella discussione dicendo la sua e lasciando per qualche istante il parlatore a bocca aperta. Ma non preoccupatevi, il parlatore professionista conosce bene il suo mestiere e superato lo stupore iniziale tornerà padrone del campo in poche mosse. Al povero ascoltatore non resterà quindi che tornare a fare ciò per cui è più portato.
Al netto di tutto questo ho la certezza che sarà comunque sempre l’ascoltatore ad assicurarsi il bagaglio di stimoli più ampio. Bagaglio che non avrebbe se non sapesse ascoltare così bene. Viva quindi l’ascolto, e chi parla tanto ci faccia un pensierino a ribaltare ogni tanto il proprio ruolo (ma non troppo, sennò l’ascoltare cosa ascolta?)

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...