The importance of being snob!

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La parola snob secondo il dizionario sta a indicare una “Persona che nell’atteggiamento o nel comportamento ostenta un’aristocratica, spesso eccentrica e non di rado ridicola, distinzione e raffinatezza, nel tentativo di identificarsi con una categoria sociale superiore.” Quindi lo snob (parola che deriva dal latino sine nobilitate) è in poche parole un fesso che, pretendendo di aspirare a una classe superiore, muta i suoi atteggiamenti ad imitazione di più alti modelli, tra lo scherno, più o meno evidente, di chi gli sta intorno.

La realtà sta in maniera un poco diversa, per fortuna. Negli sconclusionati tempi che ci tocca a vivere lo snob è, a mio avviso, l’unica figura in grado di pensare con la propria testa. Colui che riesce realmente a ragionare in maniera personale e non si fa infinocchiare da ciò che di banale ha intorno. Lo snob cerca sempre la bellezza e la verità spinto dalla sua sensibilità e dal suo acuto senso critico, e in tale ricerca si ritrova spesso controcorrente rispetto al benpensare.

I miei gentili amici hanno, con tanto affetto, pensato di organizzare una festa per i miei prossimi cinquant’anni e hanno trovato un bel locale sul mare che imbandirà una tavolata sulla spiaggia per farci assaporare, con l’ausilio di buon cibo e vini, tutta la bellezza del tramonto estivo in una sera di giugno (sperando non piova). Il locale che ci ospiterà pone però una condizione ben precisa: la presenza di un DJ. Abbiamo provato a far presente che non ce ne sarebbe bisogno, che possono pure risparmiare i soldi, ma non c’è nulla da fare, il DJ ci deve essere e deve imporci musica a sua esclusiva scelta. Previa telefonata egli può acconsentire a inserire nella scaletta un paio di pezzi scelti dal festeggiato (il sottoscritto). Troppa grazia.

Che devo fare quindi? Mandare tutto all’aria o semplicemente starmene e godermi il tramonto cercando di non far caso alle nefandezze sonore che sicuramente il DJ piazzerà per tutta la serata? Per una volta potrei anche rilassarmi, pensare solo a spassarmela. Ma è più forte di me, quando sento la parola DJ comincia girarmi la testa, vengo assalito da una profonda tristezza. Si, perché, le cose che solitamente fanno divertire i miei simili mi gettano in un abissale sconforto. Apprezzo il tentativo da parte di chi mi vuole bene di farmi scendere ogni tanto dalla mia torre d’avorio, ma la cosa mi fa male fisicamente. Appena sento parlare un DJ, alla radio o dove capita, scaturisce da me un’intenso desiderio di suicidio. La radio in assoluto è l’oggetto che più mi mette tristezza (a parte certe stazioni), così come me la mette la tv (a parte certi canali), ma la mettono le partite di calcio, il jet-set, le automobili inutilmente enormi, le pubblicità di tali automobili, i cantautori che scimmiottano Paolo Conte e Tom Waits, l’indie italiano, i comici di oggi, il doppiaggio nei film e molto, moltissimo altro.

Ogni tanto mi analizzo e un poco mi spiaccio di tutto ciò, però non riesco a sentirmi in colpa, non riesco a pensare che dovrei essere diverso e prenderla con maggiore tranquillità. Alla fine adoro essere snob, adoro sapere di saper scegliere quello che mi piace senza interferenze esterne, adoro non provare imbarazzo a non avere gli stessi gusti della massa. Ma la tanto vituperata massa poi in fondo cos’è? Alla fine credo che ognuno abbia tutte le potenzialità per sviluppare gusti e sensibilità autonomi. Ma allora perché tanti accettano di fare quello che fanno milioni di loro consimili senza porsi dubbi? Non sentono il desiderio di cercare ognuno una propria via? Avere gusti diversificati dovrebbe distinguere con positività gli esseri umani, renderli più interessanti, vivi, stimolanti. Che senso ha seguire tutti le stesse cose? Perché lo fanno? Prima o poi scriverò un trattato dove mi spingerò alla base di ciò, non mi basta pensare semplicisticamente che la massa sia composta da pecore che fanno quello che qualcun altro gli ha comandato per sentirsi accettati. Voglio conoscere il motivo profondo. Senza condannare o giudicare, solo capire. Nel frattempo continuerò a esser fiero del mio snobismo, e se un giorno mi troverò solitario contro tutto e tutti in cima alla mia torre d’avorio non importa, potrò sempre convincermi che in un mondo del genere io comunque ho vissuto di testa mia.

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