Storia notturna #31

Il secondo estratto dal volume “Storie notturne”, che sarà pubblicato nei prossimi giorni da Ensemble Edizioni. “Storie notturne” rappresenta l’esordio di Fabio Zuffanti nel mondo della narrativa.
Per altre info: http://www.edizioniensemble.it/prodotto/storie-notturne/

Schermata 2018-01-04 alle 13.31.42

Un’immensa stazione abbandonata. Binari divelti. Erbacce. Muri che cadono a pezzi. Stanze sventrate. Mattoni sparsi per terra. Una cisterna vuota. Vagoni senza ruote adagiati sul terreno. Strade spaccate. Spazzatura. Cocci di vetro. Il mondo intero, devastato fino a perdita d’occhio. Ti ricordi quando nevicava? Andavamo spesso a camminare in quei luoghi sotto una coltre lattiginosa e abbagliante. Ci piaceva da impazzire vagare tra il decadimento e la desolazione. Trovarci tra quegli ammassi di macerie risvegliava qualcosa in noi. Esploravamo l’interno della stazione, le sale d’aspetto con le panche di legno ove gli uccelli avevano costruito i loro nidi, le stanze di comando dei treni con i macchinari fatti a pezzi. Salivamo sulle carrozze, sedevamo sulle poltroncine a brandelli, correvamo e gridavamo, liberi di tirare fuori tutta la nostra voglia di esser vivi tra i morti. Più ci addentravamo nella devastazione più cresceva in noi la vita, aumentavano la passione e la voglia di possederci. Ci spostavamo in un largo complesso edilizio, nella città secca di lacrime. Dentro i palazzi, tra gli appartamenti colmi di detriti, coi letti arrugginiti, i materassi sfondati e pulciosi. In quei luoghi cedevamo finalmente al desiderio. Facevamo l’amore impacciati dagli abiti pesanti, con una foga animalesca, ebbri l’uno dell’altra, in preda a una perdita di sé feroce e ipnotica. Seminavamo la voluttà in quegli antri di estinzione, tra le rovine del mondo. Fuori la neve continuava a cadere, ricoprendo ogni cosa di un bianco perlaceo che sembrava far brillare il paesaggio dilaniato. Uscivamo per le strade dall’asfalto crepato e ci rincorrevamo felici. Tu ti fermavi e alzavi il viso, facevi cadere i fiocchi nella bocca abbeverandoti di essi. Il cielo e la terra non si distingue- vano, erano un manto uniforme, senza confini.

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Storia notturna #7

Un breve racconto tratto dal volume “Storie notturne”, che sarà pubblicato nei prossimi giorni da Ensemble Edizioni. “Storie notturne” rappresenta l’esordio di Fabio Zuffanti nel mondo della narrativa.
Per altre info: http://www.edizioniensemble.it/prodotto/storie-notturne/

Schermata 2018-01-04 alle 13.31.42

Cosa faresti se scoprissi che nascosta dietro quel mobile che non sposti da anni c’è una porta? E che dietro quella porta c’è una stanza, la stanza di una casa nella quale c’è una donna che è la tua immagine riflessa. Un’immagine allo specchio che non è totalmente te, è la copia ribaltata di te. Lei ti accoglierebbe e ti inviterebbe a bere una tazza di caffè, che tu reggeresti con la mano sinistra e lei con la destra. Tu e questa donna che è la tua immagine riflessa scoprireste di avere subìto lo stesso destino, ma in modi opposti. Tu sei stata abbandonata e sei rimasta sola nella casa, lei ha abbandonato ed è rimasta sola nella casa. Tu ti struggi vagando per le stanze e ritrovando gli oggetti di lui; libri, film, vestiti, cappotti, quadri che nel tempo lui aveva deposto nella casa e che erano escrescenze del suo vivere assieme a te. Oggetti ancora presenti, visto che lui è fuggito senza lasciar traccia. Lei si strugge vagando per le stanze senza più ritrovare gli oggetti che nel tempo lui aveva deposto. Oggetti asportati come tumori. Oggetti che lei lo ha obbligato a portar via assieme alla sua persona. Parleresti con questa donna, le spiegheresti quanto è lacerante essere abbandonati mentre lei ti confiderebbe quanto è lacerante abbandonare. Le diresti quanto ti manca e quanto vorresti riaverlo, ti direbbe quanto le manca e quanto non vorrebbe riaverlo. Vi prendereste le mani, vi guardereste negli occhi e capireste che non c’è via d’uscita.